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AMARCORD VALLELONGA

  • Massimiliana Ierullo
  • 30 set 2017
  • Tempo di lettura: 5 min

CI SI SEDEVA APPOLLAIATI SULLE "LI POSTEJRA"

AMARCORD, nostalgici, ANNI OTTANTA :LA NOSTRA PIETRA MILIARE ovvero sedersi sulle panchine o ,ancor più ,prediligere vecchie basole di pietra, dove l'inverno ha in gestazione il seme dell'erba infestante , da noi distrattamente accarezzata e divelta, che cresce tenace nelle fessure del tempo,scalfite dal vento e scavate da mani non solo bambine ,formava la gioia dei nostri cuori e dava sfogo alla nostra libertà,quando ,gomito a gomito,faccia a faccia,spezzavamo il pane delle emozioni ,di gioie e dolori delle nostre quotidianità e il nostro background diventava quasi patrimonio comune:lì avevamo appreso come fare quadrato e lì si animava e si rinverdiva il nostro spirito di squadra.Talvolta eravamo, anzi ,forse, anche spesso, stati di parte ,a pelle ,in ottemperanza alle leggi della natura, che seleziona in maniera darwiniana gli spiriti che vengono accomunati secondo le affinità elettive,ma lì avevamo insieme messo a fuoco ,a volte ,spesso,col repertorio dei ricordi ,ma anche dei rimpianti,sovente del dolore,sogni e speranze,delusioni,fatiche,gioie,errori ,bravate;da lì osservavamo distrattamente il cielo ,e il ricompattarsi di nubi, nei giorni uggiosi, e il ticchettio della pioggia ,sotto gli ombrelli,scrivevamo ,con i polpastrelli,dove ci fossero vetri umidi, e ci divertivamo ad alitare, nei giorni grigi di foschia,oppure, nei tiepidi pomeriggi primaverili,al risveglio della natura, leggeri come libellule,ci ''ridestavamo''dal torpore invernale,ed esultavamo festanti ,per poi concederci lunghe uscite estive,spensierate, nei caldi riverberi, di assolate giornate, trascorse soprattutto nel boschetto.Soprattutto queste sedute in granito, costituivano un patrimonio comune:pertinenza o no,li sentivamo fortemente demaniali: lì si erano articolati i nostri linguaggi( talvolta extraverbali, caratterizzati da mutismo selettivo, fatti di sguardi incrociati eloquenti,oppure anche ''per non vedenti'' ,dotati di'' super poteri'').Lì avevamo appreso i codici di alfabetizzazione , con i registri più sofisticati, solo per quei pochi eletti, quei pochi che riescono a percepirsi anche a distanza,talvolta. L'alfabetizzazione emotiva di strada, scriveva la grammatica antologica di nostro patrimonio esclusivamente vernacolare . Perché lo spirito dei più affini non può che avere la stessa matrice? Il D.N.A,sicuramente, afferirebbe ad una stessa radice: e questo lo trovo un miracolo di eternità che anticipa la bellezza dell'amore di Dio su questa terra,e si traduce nella parola empatia.Sicché,quando l'urgenza lo imponeva:''No niesci?''Ed era sotteso ciò che l'intuito necessitava esprimesse l'intensità del labiale, per arguire il palinsesto del copione da interpretare.''Vaju mula chiamu a ..''. Ma ,a volte,spesso, la sentenza era nell'aria ,senz'appello:''No' nesce ,no' la dassanu...'' E noi più scaltri di una volpe ...''Mo vaju io...Quante ne abbiamo coperte lo sa solo Dio.E qui taccio...Per dovere di cronaca ci informavamo sugli accaduti :''La gridau''!Anchio,ahimé, cresciuta a mazza e panelli,come si suol dire ,non lesinavo l'atto di richiamo identificativo del mio nome,per aver, anche per esempio, prevaricato le ferree leggi, del proibizionismo di allora, e ,quante volte, per aver fatto tardi le domeniche , in discoteca, a Vallelonga ,con passo felpato ,dritta in camera mia ,mi era sembrato che Baglioni , in ''Ragazza di campagna '',stesse cantando solo per me!Allora i dialoghi tra noi ''eletti'' diventavano urgenti,importanti gli sfoghi ,che erano spiccioli;d'altronde la vitalità era contagiosa, gli sfoghi un ricostituente e tutto poteva passare in rassegna sotto i riflettori di noi complici amici, in un baleno:problemi,facce,personaggi,luoghi,abitudini;tenendo il polso della situazione ,a volte con una fisicità al limite,con note colloquiali spicciole :''T'INTERESSA!'',s'intercalava,per sdrammatizzare.Le nostre'' epopee'', senza saperlo ,scrivevano l'archivio dei nostri miti, e oggi li'' accarezziamo'' ,divertiti; diventano i capitoli narranti, in cui intingiamo il calamaio degli anni, per comprendere cosa ci abbiano voluto insegnare:''Ti ricuordi?'': e il focolare dei ricordi ,dei luoghi vernacolari,fatti di tepore e comprensione,dove la sensibilità ,l'empatia ,ti fa sentire accolta,dove incontrare qualcuno di autentico, ti fa sentire a casa , dove quella spalla ,soprattutto complice ,curaro del cuore , ti dà veramente la gioia di esistere.Era l'amica del cuore, quella calda spera di sole, che, dissolvendo le tue nebbie e lacerandole,insieme a te ,sotto il riverbero di quei lampioni pallidi, luminescenti, aveva combattuto il turbine di vapori di foschie invernali, quando, lo stillicidio dei discendenti sconcertava quel silenzio spettrale delle vie, popolate da viandanti occasionali che si dileguano insospettiti ed attenti. Era rimasta solo lei ad infonderti coraggio .Era con lei che più di frequente mi recavo su questa seduta , qui, dove al pomeriggio,d'estate, il sole si fa strada con i suoi bagliori più intensi.Era,ed è rimasta, fino a notte inoltrata, la seduta prediletta di molti.''Ricuojjiti ca è notte!''Si udiva nel vociare dei clamori notturni,''Non ti pare ura?''''Vui la matina dormiti!''''La chiudisti la chiazza?'''' Ah hijjiuoli, ccittiti ca dormenu!''''A letto!''''Hanno calato le saracinesche!''''Va' curcati!''E noi lì per l'ultima tappa,:''Huma ,huma!''...L'ascesa tesa e dinamica delle alzate della scala in pietra,che salivamo freneticamente, conduceva ad un affaccio ,che dal pianerottolo ,dava su Corso Umberto,(arteria principale,dove fino a un ventennio fa si svolgevano attività commerciali importanti ,e che si snodava tra prospetti di quinte quasi tutte abitate,ora ,ahimè,serrate)era la nostra letizia.Un uscio,a volte socchiuso ,lasciava filtrare un bagliore dalla camera attigua.Le due sorelle Bellissimo abitavano in quella umile dimora, nubili ,zie di Teresina(vivente)(,figlia del fabbro Peppino De Caria), figlie della sorella del farmacista Galati,padre del giudice Raffaele Galati di Catanzaro,ormai passati tutti a miglior vita .Una delle due sorelle,Teresina, piccola di statura, dal profilo affilato e ossuto, gracile e diafana,donna esile , dai tratti garbati e dolci ,che lasciavano trasparire le abitudini di una vita frugale,parca e modesta ,la si vedeva raramente affacciarsi.Rosanna era di corporatura più robusta, appariva più ferma, ma era pacata , di sprone per noi ragazze e di richiamo alla morale .Erano i migliori anni della nostra giovinezza e non coglievamo con consapevolezza il senso di angoscia che potessero procurare i tavolacci e i cardini usurati e cigolanti ,di case abbandonate.Talvolta liete abbracciavamo le nostre gambe,sedute,intrecciando le dita,mentre adagiavamo il mento sui ginocchi ,inarcando talvolta la schiena ,per poi cedere di scatto ,nella postura dritta, nell'esultare,o nell'atto dell'esser seri nel ragionare ,salvo schiudere gli occhi e dondolare il capo sognante.E a volte ,mentre noi eravamo ancora lì,dal Monumento ai Caduti ,al limitar dell'orizzonte,intanto, o si notavano una svariata gamma di tinte crepuscolari,o se ci attardavamo ancora, cominciavano ad accendersi miriadi di fiammelle tremolanti , e come in un Presepe,si illuminavano i paesi del circondario.Spesso ,e volentieri ,incastonate nel bugnato di quella quinta ,al tepore delle nostre circostanze.Ora, a notte fonda ,mi sembra ancora di riascoltare,dalla mia stanza, l'eco di una quella una di quelle voci, squillante e sicura che, con facondia padronanza , intavolava le sue animate conversazioni ,vicino ai luoghi del suo focolare domestico,popolando la seduta, di quei granitici torclasii : sembra che non ci abbia mai lasciato il compianto Totò De Caria che era solito intrattenersi,in quelle notti di mezza estate, in compagnia di amici del posto che ,come lui,rientravano per le ferie ,o con altri, che vivevano a Vallelonga,da quando è venuto a mancare Totò ,in Corso Umberto,all'altezza delle Poste,regna sovrano il silenzio,pare davieru ca jmme mu ni curcamu tutti,o armenu ,allu postiejru non c'è chiù nujru...Cantava Raf :''Cosa resterà di questi anni ottanta ,chi la scatterà la fotografia?...Quanti si riconosceranno nella seduta de lu ''postiejru?Non è cambiato molto,questi ultimi anni hanno solo ridisegnato gli spazi pubblici di strade ,vicoli e piazze,andando soprattutto nella direzione del recupero della centralità del centro storico.Molti disconosceranno ,distratti dai miti dei vaticini , delle imprese ,delle loro ''odissee'',ma io ho una cura per l'halzheimer che potrebbe avanzare:''Fermatevi!Ovunque voi siate , nel mondo ,voi appartenete a Vallelonga,anche se solo i vostri ascendenti ne abbiano fatto parte, ne siete legati.Chi sa capire quei nostri ricordi avanza;se non ti fermi alla scuola della vita ,per scoprire chi sei stato, e verso dove stai andando,giammai scoprirai la tua vera identità ed essenza, sarai lontano dalla verità. Atteggiamenti di alterigia o ,peggio, di odio,contro l'altro, portano, come nella catena alimentare, alla distruzione della specie e ad un squilibrio che si ritorce solo contro noi stessi,tutti,nessuno escluso! ''Ai posteri l'ardua sentenza!''

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